Ciclisti, auto, multa e sicurezza stradale.

Data
09 marzo 2017

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Se stai guidando un’auto o una moto e devi effettuare un sorpasso bici le prime cose da fare sono: 1. calcolare la giusta traiettoria, 2. evitare manovre pericolose e 3. superare senza causare incidenti. In tutto questo c’è sempre una parte del cervello che ti chiede: “Ma non sei troppo vicino?

Già, perché sorpassare una bicicletta non è sempre così facile come sembra. A volte dipende dall’esperienza dell’autista, a volte dalla sicurezza del ciclista. Il Codice della Strada non ha mai disciplinato davvero questa manovra, ma recentemente è stata proposta una piccola riforma al riguardo: è in atto una proposta di legge che vieta il sorpasso bici a una distanza minima inferiore al metro e mezzo.

E la Fiab (Federazione Italiana Amici della Bicicletta) ha già rinominato la questione in “un metro e mezzo di civiltà”, non ci sarebbero più dubbi interpretativi: il sorpasso al pelo verrebbe punito con la multa fino a 300 euro e il taglio di cinque punti della patente. È una proposta di buon senso oppure un atto di estremismo a due ruote? E, soprattutto, sarebbe realistica nelle nostre città congestionate, dove spesso le macchine non si fermano neanche davanti alle strisce pedonali. L’obbligo di mantenere una distanza di un metro e mezzo non sarebbe una novità mondiale. Cartelli del genere si trovano già adesso in molte strade della Francia, del Belgio, della California. E anche in alcune città come Barcellona, Brema, Copenaghen, Edimburgo, Graz e Strasburgo. Un esempio c’è anche in Italia, a Livigno. Ma con una legge della Repubblica non ci sarebbe il rischio di un grande ingorgo nazionale, tutti in coda dietro alle biciclette tra i giornali che svolazzano e gli automobilisti che completano la rima di Paolo Conte.

La proposta porta la firma proprio di un piemontese, Michelino Davico, ex senatore della Lega e amante del ciclismo, che ha unito le due passioni organizzando il Giro di Padania. «In Italia – spiega – pedala il 6% della popolazione nazionale, due punti meno della media europea». Secondo Davico, adesso nel gruppo degli autonomisti, il Gal,  alle due ruote si rinuncia «perché mancano le piste ciclabili e le nostre strade sono poco sicure». Difficile dargli torto. Nel 2015, in Italia, gli incidenti stradali hanno ucciso 249 ciclisti e ne hanno feriti 16 mila. La bicicletta è sempre più diffusa, come mezzo di trasporto economico, anti traffico e anche un po’ fighetto. La legge magari resterà un miraggio svedese. Ma almeno, quando superate, passate un po’ più in là.

 

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