Incidente con Tesla: nessuno sa come smaltire…

Data
11 febbraio 2020
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All’inizio di ottobre, il tirolese Dominik Freymuth ha distrutto, contro un muro, la sua TESLA. Beh, un incidente come tanti, penserete: sbagliato! E’ l’inizio di un’odissea senza fine per lo smaltimento di una vettura a mobilità elettrica.

Quella che doveva essere semplicemente una rottamazione dell’auto, si rilevò essere un’operazione molto più complessa del previsto. Tesla era un cumulo di ” materia” estremamente pericoloso da trattare. Il motivo è la batteria da 600 kg di Tesla, il cui contenuto non è chiaro agli esperti.

Ad oggi risulta difficile lo smaltimento di rifiuti di questa natura,  manca  l’esperienza nella gestione delle batterie sensibili: dopo che l’auto è ” esplosa ” per la prima volta il giorno dell’incidente, i vigili del fuoco per evitare una seconda e dannosa ” esplosione ”  hanno messo  sott’acqua, in un apposito contenitore per raffreddare la batteria, la carcassa dell’auto .

Gli esperti erano troppo preoccupati per un’altra esplosione. Era necessario un esperto per smaltire la batteria complessa.  Problema: Freymuth non è riuscito a trovare un tale esperto . La società offerta da Tesla non aveva  nessuna licenza per smaltirla.

I rischi associati allo smaltimento di una Tesla non sono completamente chiari. Una cosa è certa: l’enorme quantità di energia  dell’auto elettrica deve essere scaricata in qualche modo.

Attualmente ci sono solo due società, una tedesche ed una belga, che possono gestire lo smaltimento di una Tesla distrutta. Le società che si occupano di una materia simile devono ottenere l’approvazione europea  al trattamento delle merci pericolose.

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